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Albanella

Albanella, posta sui versanti di una verdeggiante vallata, gode di un ottima posizione tra il mare e i monti Alburni. Il verde dei campi ricchi nella pianura, il verde argento degli ulivi, quello tenero dei frutteti e delle vigne e il verde più marcato delle querce, sono gli elementi essenziali per una libera e salubre vacanza.
Albanella, formata dal capoluogo e dalla frazione di Matinella si estende nelle contrade di: Borgo San Cesareo, Bosco, San Nicola, Camerina, San Chirico, Tempa della Guardia, Forestelle, Vuccolo - Cappasanta, Fravita e Tempone Gianpietro.

Le origini di Albanella si fanno risalire al IX secolo a.C., allorché alcuni profughi di Paestum, in seguito ad incursioni saracene, cercarono insediamenti più sicuri.

Tuttavia, il ritrovamento di tombe finemente affrescate dotabili alla fine del V sec. a.C., (quindi in età anteriore alla pittura Lucana, quando ancora la cultura Ellenica era dominante), documentano la presenza di un insediamento urbano greco di alto sviluppo sociale, abitato da gente dedita a forme di cultura specializzate.

Recentemente in località San Nicola sono stati rinvenuti resti di un Santuario campestre. La tipologia di questo impianto e le caratteristiche del rituale, ivi compreso il seppellimento di statuine fittili e votive, rendono credibili l'ipotesi secondo la quale anche ad Albanella si venerasse il culto di Demetra e Kore, due divinità, madre e figlia, legate alla fertilità della campagna e alla fecondità femminile.

Unica e isolata testimonianza locale di un santuario prevalentemente siciliano rinvenuto nella Magna Grecia.

Anni fa sempre nella succitata località, durante una campagna di scavi diretta dal compianto Prof. Mario Napoli, soprintendente alle BB.AA. di Salerno, si rinvennero i resti di una fattoria databile III sec. a.C.. La presenza di una moneta dell'Imperatore Aurelio (270 - 275 d.C.) testimonia che la zona fu abitata fino alla tarda epoca della Roma Imperiale.

Su Albanella non ci sono documenti negli archivi di Cava delle età: Longobarda, Normanna e Sveva.

Solo dai registri Angioini si possono avere notizie sui feudatari che ne ebbero il possesso.

La documentazione più antica risale al 1266, cioè dopo la congiura di Capaccio.

Come tutti gli altri feudi, Albanella, segue e vive le vicende storiche passando da una Signoria all'altra con l'alternarsi di altri personaggi quali: Pietro Ruggio, Roberto, e Bertrando Sanseverino ( per mano di re Ferrante D'Aragona), Lionetto figlio illegittimo di Bertrando e cognato di Francesco Sforza Duca di Milano, Roberto Ambrosio per intercessione del Papa.

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"Ciò che vedrebbe un viaggiatore distratto è semplicemente un raggruppamento di case e un'immensa distesa di terre fertili, illuminate da un sole vaporoso.

Ma chi si sofferma a guardarlo, può leggere la storia di questo posto trascritta nelle stradine piccole del paese simili a cicatrici, nella decadenza senile della carne dei soliti vecchietti della piazza e nelle compagnie di bambini che racchiusi in cerchio, come alchimisti cospirano all'insaputa del mondo.

Tra le nostre colline si respira il profumo di un mondo contadino: quello tanto caro ai nostri nonni, quello che i nostri giovani stanno dimenticando.

Albanella sorge in un ambiente prettamente collinare, dove l'agricoltura rappresenta ancora il settore principale, e sia oggi sia in passato, è una rendita per molte famiglie, insieme all'allevamento.

Mia nonna spesso mi raccontava dei suoi tempi quando il lavoro era un sacrificio, il sacrificio un valore e il valore era alla base della vita degli uomini. Forse ai suoi tempi bastava poco per sentirsi sereni. Mi narrava spesso degli stenti e del sudore con cui si andava avanti, ma bastava un ghiacciolo al limone e una chiacchierata con i vicini per sentisi già meglio.

Come mia nonna anche altra gente ha lavorato, costruito e sognato in questo posto, e le rughe del tempo non potranno mai negarlo. In fondo la loro vita e la loro storia non devono rimanerci indifferenti; l'impronta del passato non è affatto qualcosa di effimero.

Solo facendo tesoro di ciò che è stato ieri, si può comprendere ciò che è oggi e ciò che sarà domani."

(S.R.)

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